Perché e Come Verificare il “Lavoro Competitivo”: alcuni semplici Modelli di Conoscenza a riguardo…

rba1_03_XSChe cosa significa “lavoro competitivo” nello scenario attuale? Crisi a parte, dobbiamo constatare che negli ultimi 20 anni il “ciclo di vita” del lavoro, ovvero l’arco di tempo massimo possibile lavorativo di una persona (fino alla pensione), è andato via via ad allungarsi, anche se in maniera intermittente: dai circa max 30 anni lavorativi che si avevano fino agli anni’90, ai quasi 50 anni attuali.

Caratteristica  conseguente di questa dilatazione della finestra temporale lavorativa (per i più”fortunati”), è quindi la necessità (costrizione/opportunità) di cambiamento di attività lavorativa o di variazione di carriera, più volte nel corso della vita lavorativa, ma anche quella di dover lavorare molto di più anni (v.Fig. seg.)

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 Work Life Cycle Scenario

Questa considerazione preliminare, ne nasconde delle altre, molto importanti soprattutto per i giovani (ma non solo) che si preparano al mondo del lavoro (v. professionalità emergenti): qualunque cosa si intenda o si voglia fare come mestiere o professione, si dovrà tener conto che sarà comunque molto difficile trovarlo ed eventualmente, farlo per tutta la vita lavorativa!  Pertanto sarà meglio pianificare e dotarsi degli strumenti decisionali più opportuni per affrontare questa sfida.

Semplici Modelli di Conoscenza (Logico-Matematici) ci aiutano anche in questo caso, a focalizzare l’attenzione sui meccanismi funzionali “oggettivi” che ci consentono di massimizzare i fattori distintivi (Skill) per l’ottenimento di un posto lavoro (dipendente o autonomo) e/o il per suo mantenimento nel tempo, in un mercato sempre più caratterizzato dalla competitività più accesa.

Possibili Modelli di Valutazione del “Lavoro Competitivo” (L.C.) rispetto al proprio mercato di riferimento, nascono dal definire un criterio oggettivo di misurabilità delle prestazioni lavorative.

Dal momento che LC è la forza e il motore delle nuove imprese basate sul capitale intellettuale (Knowledge Intensive), risulta utile, in analogia alle leggi della Fisica, estrapolare e trasporre il concetto di Forza, Potenza ed Energia: ciò ci consentirà di sviluppare un Modello oggettivo di valutazione del valore di quest’ultimo e di stigmatizzare delle Leggi Lavorative Fondamentali, qui di seguito riportate.

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1° Legge (Valore) : L.C. è tale se produce Valore Aggiunto, vera forza trainante dell’impresa

Il concetto di Forza del Lavoro viene trasposto a quello di Valore Aggiunto (forza dell’impresa) che si può esprimere come:

VA = VEp · ∑Fi /∑ci

dove VEp esprime il Valore Economico Prodotto ed è correlato al prezzo pattuito nel contratto fornitore/cliente, ovvero nal ricavo del fornitore:    VEp = Ricavo – Costi esterni

Inoltre, ∑Fi rappresenta la sommatoria delle “funzionalità” da realizzare nel prodotto/servizio fornito e  ∑ci rappresenta la corrispondente sommatoria dei costi unitari di produzione ciascuna funzionalità sviluppata. Pertanto,  ∑Fi /∑ci non è altro che il contenuto della Specifica Funzionale di Contratto (v. Capitolato Tecnico). Dato che sia VEp che ∑ci sono espressi in unità di moneta (€), risulta che VA ha le dimensioni delle funzionalità ∑Fi  fornite.

Esempi:

a) Perdita di VA: nel caso vengano realizzate più funzionalità Fi rispetto a quelle  richieste dal cliente, venendosi comunque a generare dei costi Ci, a parità di VEp da contratto, il valore aggiunto VA prodotto dal Knowledge Worker sarà percepito dalla sua azienda come inferiore a quello previsto, in quanto la stessa azienda ha dovuto sostenere il relativo costo unitario aggiuntivo rispetto alle funzionalità non richieste. Discorso equivalente è quello  vale nel caso che invece di una funzionalità non richiesta, si tratti di un errore di  progettazione di funzionalità (ovvero di interpretazione) che, come tale deve essere corretta o ri-sviluppata del tutto.

b) Svalorizzazione di VA: nel caso  di VEp molto basso (o addirittura nullo), VA diminuisce proporzionalmente e indipendentemente dal fatto che ∑ci possa essere molto alto, ovvero che i costi di produzione sostenuti dall’azienda fornitrice siano stati elevati.

Si può concludere come il valore aggiunto VA prodotto dal L.C. dipenda essenzialmente da 2 fattori:

  • dalle competenze  (Know-How, R&S, Innovazione) necessarie allo sviluppo delle ∑Fi;
  • dalla valorizzazione commerciale VEp operata in fase di offerta e del successivo contratto.

Vedi anche: Modello del “Valore dei Prodotti/Servizi”

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2° Legge (Comunicazione): L.C. è tale se si lavora in maniera produttiva, ovvero se è in grado non solo di “fare”, ma anche di rendere “utilizzabile” il proprio lavoro svolto.

Il concetto di Lavoro (= Forza x spostamento) viene trasposto a quello di Lavoro Produttivo:

Lp = VA · COMe

dove COMe esprime il concetto di “Comunicazione efficace” bidirezionale verso il cliente, ovvero la capacità di “capire e farsi capire” sul prodotto/servizio da fornire (in fase di offerta), nonché di proporre una soluzione efficace la cui conferma derivi dall’effettivo utilizzo da parte del cliente. COMe è il risultato ottenuto dal sapiente mix di utilizzo degli strumenti della comunicazione verbale, scritta e visiva, più opportuni al caso (situazione, cliente), che consentano il pieno trasferimento (tecnologico) del VA al cliente (che lo utilizza di fatto).

Fanno parte di una COMe:

  • la capacità di comprendere il “linguaggio” del cliente e il suo scenario di riferimento;
  • la capacità di dialogare efficacemente con il cliente attraverso la comunicazione aziendale: specifiche tecniche, relazioni, verbali riunioni, email, fax, ecc.
  • la capacità di relazionarsi in maniera “credibile” e “professionale” per riuscire ad avere “il controllo della situazione” con il cliente costantemente, per tutto il tempo necessario allo sviluppo delle funzionalità di prodotto/servizio e, possibilmente, anche oltre.

Esempi:

a) Perdita di Lp: nel caso venga realizzato un VA, ovvero vengano sviluppate le funzionalità richieste con un VEp adeguato, ma si fallisca sul trasferimento al cliente a causa di una COMe inappropriata, si viene a vanificare, in parte o in toto, il lavoro fatto. In altri termini, il valore del lavoro produttivo Lp effettuato equivale a quello corrispondente ad un VA proporzionalmente più basso, che penalizza le competenze L.C., con conseguente perdita di valore di Lp.

b) Inconsistenza di Lp: nel caso in cui sia il valore di VA ad essere basso, mentre il trasferimento COMe si è effettuato con successo, significa che a fronte di una comunicazione bidirezionale efficace è venuto a mancare la concretezza della soluzione sviluppata (v. “venditore di fumo…”). Ciò può accadere quando una valida competenza commerciale non è supportata da un’altrettanto valida competenza tecnico-produttiva.

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3° Legge (Tempestività): la capacità L.C. di “far presto e bene” lo rende più competitivo (potente)

Il concetto di Potenza ( = Lavoro nell’unità di tempo) viene trasposto a quello di Potenza Lavorativa:  

Pl = Lp / t

La potenza lavorativa LC si può esprimere come la capacità di sviluppare un lavoro produttivo nell’unità di tempo t, ovvero in un tempo che deve essere il minimo possibile compatibilmente con i requisiti di VA e COMe di Lp.  Data la necessità di realizzare un lavoro Lp, il K.W. che lo realizza in un tempo più lungo, esprime una potenza lavorativa più bassa, sia che ciò sia avvenuto per mancanza di competenze appropriate, sia per spreco di tempo per qualsivoglia causa.

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4° Legge (Saturazione): ogni L.C. possiede un proprio “Potenziale” che si deve trasformare in energia produttiva, ma come in Formula1, innovazione metodologica/tecnologica e carburante fanno la differenza. 

 Il concetto di Energia viene trasposto a quello di Potenzialità Produttiva espressa tenendo conto di un “fattore di saturazione” della potenzialità lavorativa, il cui valore diminuisce in genere con gli anni di attività lavorativa, nonché di un “fattore di Skill” il cui valore viene ottenuta come media di una pagella (scorecard) attribuita al L.C. rispetto ad una o più di competenze di riferimento e/o ad attitudini comportamentali:

Ep = (1-anni/(k+anni)) ·SKILLm

Dove:

  • anni = anni di attività lavorativa professionale
  • Skillm =    valore medio normalizzato [0÷1] del punteggio assegnato al K.W. nel periodo considerato (ad es. dal Resp. del Personale) rispetto a valutazioni di parametri del tipo: autonomia decisionale, spirito di gruppo, riflessività/concentrazione, attività/produttività, competenza/apprendimento, responsabilità/direzionalità, ecc.
  • K = coefficiente legato al ciclo di vita lavorativo utile

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5° Legge (Qualità): il K.W. esiste se esiste almeno un cliente che lo percepisca e lo apprezzi

Si richiama il Concetto della Qualità ISO9000 e del Sistema di Gestione della Qualità.

Qualità: è l’insieme delle caratteristiche e delle proprietà che conferisce ad un prodotto/servizio la capacità di soddisfare le esigenze espresse o implicite del cliente

Sistema di Gestione Qualità: ha la funzione di garantirsi e garantire al cliente, in maniera preventiva che la qualità dei propri prodotti/servizi:

  • corrisponde ai bisogni del cliente;
  • è ripetibile;
  • è costante;
  • è continuamente migliorata.

Pertanto, tra le leggi lavorative L.C. è possibile definire il seguente parametro di efficienza legato al rispetto dei requisiti della Qualità e al suo Sistema di Gestione e denominato Rendimento in Qualità η:

ηq = (VA · COMe)/ (VA · COMe)max ≥ K cliente

Dove:

  • (VA· COMe)max = valore di riferimento assunto dal migliore “competitor” presente sul mercato nel periodo
  • Kcliente =  valore del livello di qualità attribuibile, in base ad una scala di rif. normalizzato [0÷1], a ciascuna tipologia di cliente classificabile in base alla sua “sensibilità”, piuttosto che al suo livello tecnologico-organizzativo, ecc.

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5° Legge (Coinvolgimento): L.C. massimo si ottiene quando per dare il meglio di se, si è in grado di vivere “normalmente” livelli elevati di coinvolgimento emotivo e di stress  

SkillStress

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In conclusione,  il livello di Lavoro Competitivo è possibile misurarlo attraverso le sopraindicate leggi (Modelli di Conoscenza Logico-Matematica) e, in sintesi, rispetto a:

  1. proprio Potenziale:                                   Ep = (1-anni/(k+anni)) ·SKILLm
  2. ciò che si sa fare:                                       Lp = VA · COMe  ;     Pl = Lp/t
  3. come lo si sa fare:                                      ηq = (VA · COMe)/(VA · COMe)max ≥ K cliente

Per svolgere un lavoro competitivo non è sufficiente essere in grado di produrre Valore (1° Legge) senza capacità di Comunicazione v. 2°Legge): sarebbe molto rischioso; si rischierebbe di fare la fine del genio incompreso! La storia del lavoro è piena di lavoratori altamente qualificati che “stazionano” ad un basso profilo di carriera. Per soddisfare la legge di mercato della domanda/offerta, è necessario produrre valore, ma anche essere in grado di comunicarlo correttamente (al nostro cliente interno o esterno) e tempestivamente (prima che lo facciano altri…). Inoltre, essere un lavoratore competitivo significa fare in fretta e meglio: è necessario controllare il nostro “potenziale” (v. 3°, 4°, 5° e 6° Legge), in relazione alla nostra età/esperienza lavorativa e, più di tutto, la soddisfazione del cliente che è poi, l’obiettivo finale L.C.

Il concetto di Valore ha una moltitudine di significati soggettivi e oggettivi: dipende dall’ambito di riferimento e dall’area di applicazione. In questo contesto, si fa riferimento al ” core” del Valore come la capacità incrementale di soddisfare una domanda / bisogno. Un altro punto di vista in merito al concetto di Valore è rappresentato dalla diversa visione tra consumatore e produttore: lo stesso Valore di prodotto/servizio  viene valutato come profitto, piuttosto che convenienza di mercato (o benefit).

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The model of the costs, the price and the value

http://www.ecocostsvalue.com/httpdocs/content/html/3-concept.html

In questo caso:     Valore = Qualità del Prodotto + Qualità del Servizio + Qualità Percepita

Articolo Tratto da:  Interdisciplinary Thinking by Knowledge Synthesis (Giovanni Mappa, 2011)

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Per commenti, chiarimenti e/o informazioni sono a Vs disposizione:

Modello della Creatività e dell’Innovazione

Creativity and Innovation Knowledge Model

The first step, before introducing the “Knowledge Model of Innovation” concept is to distinguish the meaning of terms Creativity, Innovation and Invention.

  • The creativity concept, is known as ability of creating something new, either a new idea, concept or method.
  • Innovation refers to creation of value and development of better or more effective products, processes, technologies, team or organization, etc., by using creativity to enhance their performance.

We have to pay attention, to the term Invention, that differs from innovation and generally it signifies a substantial positive change compared to incremental changes in reference to state of the art. In other words, creativity is necessary as prerequisite to develop innovation, but innovation requires more than one skill: having a good idea it easy with creativity or fortune, it more and more difficult to put it into practice (making innovation)!

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The “Stress-Performance” Curve development

To understand how developing a Knowledge Model of Innovation, we may to consider the “Stress/Performance Curve”, that relates the rate of mental concentration (positive stress) with our rate of performance (i.e. in making a job). If an activity is easy and it not requires much attention, our performance are at minimum. In a normal work, we are committed, trying to do best we can: normal stress/normal performance up to our maximum.

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Fig.2.17 –  The “Stress-Performance”Curve: the Creativity Area

Happens to everyone, at least once in his life, some event that makes us able to have very high level of performance, much more of our normal references, without feeling the stress. In that case, we amazed and we ask ourselves why? The answer is simple: we have had an high emotional involvement, an high passion level in making that job, so we did it without realizing it.

One may think that it necessary to be a genius to work with high level of performance without stress… This seems to be completely  wrong. In fact, a genius is in some way  like a fool, unreliable and out of a normal work scenario. We must think that it exist a category of persons that is able to have high performance without stress: they are children when they are playing!

So, when we are working with the enthusiasm and passion of child, we are able to have naturally high performance. Naturally, in the “Creativity Area” of Stress-Performance Curve (Fig. 2.16, Fig.2.17), for children “Creativity” means “Fantasy”; for adult it means “Fantasy + Concreteness”.

“Choose a job you love and you will never have to work a day in your life.” (Confucius)

In the Fig. 2.18 we can see about the evolution of the innovation concept , from the linear model having R&D as the starting point, to the systemic model in which innovation arises from complex interactions (scenario) between individuals, organizations and their operating environments, it demonstrates that innovation policies and practices, must extend their focus beyond the link with research.

Business innovation involves a wide spectrum of original concepts, including development of new business models, organizational innovation, business application of technology and communications, new management techniques, environmental efficiency, new forms of stakeholder participation, transport and finance.

To put into practice Creativity developing Innovation, we need to refer to right scenario of skills, organization, management. Different scenarios give different outcomes in terms of Innovation.

For example, (Fig. 2.18) if we consider as innovation basic components “Creative Chaos” (work approach) and “Guide of Structure” (management), we have the following scenarios:

  • a) DREAM: Strong creative chaos x Weak guiding structure
  • b) CONVEYOR: Weak creative chaos x Strong Guiding structure
  • c)  JAZZ: Strong creative chaos x Strong guiding structure

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Fig.2.18 –  Innovation scenario

The new knowledge-based economy, combined with an increase in highly capable global competition, demands a renewed emphasis on innovation.

This new economy is led by those who innovate – create, find and/or combine knowledge into new products, services, and distribution methods – faster than their competitors.

Innovation is above all spurred by entrepreneurial action, aimed at creating value through the application of knowledge.

Innovation is the specific instrument of entrepreneurship. The act that endows resources with a new capacity to create wealth.” (Peter F. Drucker)

Without order nothing can exist – without chaos nothing can evolve.“ – (Vadim Kotelnikov) [30]

Anyone who has never made a mistake has never tried anything new.” (A. Einstein)

Until recently, innovation has been seen principally as the means to turn research results into commercially successful products, but not all research leads to innovation and not all innovation is research-based.

Modello di “Bussola del Business” BSC-SMART PILOT

L’originale metodologia “Smart Pilot” qui presentata è in grado di colmare un grosso “gap” presente nel metodo della “Balanced Scorecard (BSC)” tradizionale. Vale a dire, che non solo è possibile con “Smart Pilot” realizzare una sorta di “Bussola” di riferimento per il controllo in progress della “Rotta” di sviluppo del nostro Business, ma anche ottenere il Bilanciamento Automatico dei pesi finali delle 4 Prospettive (secondo Kaplan) in coerenza alle decisioni del Consiglio di Amministrazione. Infatti, a seconda delle decisioni orientate allo sviluppo e redditività del business (prodotto/servizio), piuttosto che alla sua re-ingegnerizzazione, ci si sposta rispettivamente a destra o a sinistra del punto  di incrocio CVo, ottenendo i contributi percentuali bilanciati delle 4 Prospettive.

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SCENARIO DI RIFERIMENTO
I maggiori fattori di successo della gestione strategica di una impresa sono principalmente la formulazione e l’attuazione della strategia:

  • la formulazione della strategia è comprendere dove l’azienda è oggi e decidere dove dovrebbe essere domani;
  • l’attuazione consiste nel decidere come portare l’azienda da dove si trova oggi a dove dovrebbe essere domani.

Un’efficace attuazione della strategia richiede uno sforzo costante per accordare e mettere “in sintonia” (o bilanciare) gli elementi base che guidano l’organizzazione (v. le 4 Prospettive). Il BSC- Balanced Scorecard è un modello metodologico, già introdotto da M.Porter nel 1980 (MAC) e poi ripreso e completato da Kaplan e D.P. Norton nel 1994, riguardante la misurazione multidimensionale delle performance aziendali al fine di controllare l’attuazione delle strategie attraverso obiettivi misurabili.
Lo “Stato dell’Arte” relativo alle soluzioni software BSC disponibili sul mercato (Ergometrics, Predicate Logics, 4GHI Solutions, Active Strategy, QPR7 Scorecard, SAS Institute, SEM Bilance Scorecard, ProDacapo, SNC, Cognos Metrics Manager, Sigma Scorecard, Cedar, Nemo, Simpel Scorecard, ecc.), si caratterizza per la mancanza di uno standard procedurale.
In altri termini, tutte le soluzioni fanno riferimento ai “KPI” (Indicatori di Performance) alle 4 Prospettive (v. Economico-Finanziaria, Mercato, Processi Interni e Personale) e alle “Strategy Maps”, ma, riguardo al “come” si debba “bilanciare i pesi” ai diversi livelli di inferenza tra i KPI e la strategia aziendale, esiste una notevole disomogeneità di procedure.
Basti pensare che il peso che viene dato alle 4 Prospettive Kaplan per derivarne la valutazione complessiva dell’azienda offre ∞4 soluzioni, ovvero, ad es.10 managers ad es., potrebbero dare 104 soluzioni di pesi differenti (%Eco-Fin, %Mercato, %Proc-Int., %Personale), rispetto alla valutazione della stessa strategia, pur rispettando la scala di importanza relativa dei pesi stessi.

IDEA BASE
Al fine di definire una procedura oggettiva per l’utilizzo delle scorecards e del BSC in generale, l’idea alla base delle attività di ricerca della presente proposta, è quella di razionalizzare e supportare la definizione e l’utilizzo dei pesi di bilanciamento al livello strategico delle 4 Prospettive “Kaplan” attraverso “Strategy Maps” dinamiche, nonché razionalizzare la definizione e l’utilizzo dei pesi degli indicatori KPI.

RISULTATI ATTESI
I risultati attesi vertono sullo sviluppo delle seguenti funzionalità del BSC a valore aggiunto:

  1. la realizzazione di una “bussola” di gestione della rotta strategica (rispetto alla strategia di riferimento), in grado di fornire, periodo per periodo esaminato, gli eventuali scostamenti e gli opportuni interventi correttivi per ciascuna delle 4 Prospettive della BSC;
  2. la realizzazione di modello di “Strategy Map” e di simulazione previsionale tale che a partire dagli indicatori di performance della BSC, si riesca a stimare i pesi di bilanciamento delle 4 Prospettive e le grandezze future (Ros, ecc.)

PRINCIPIO ISPIRATORE
Il principio ispiratore alla base della ricerca della soluzione ai risultati attesi è quello che considera l’attività d’impresa suddivisibile in Unità Strategiche di Business SBU, ciascuna caratterizzata da un proprio ciclo di vita e da una dinamica di sviluppo delle diverse fasi di “introduzione”, “crescita”, “maturità” e “declino”.
Il ciclo di vita CV di una SBU non è da considerarsi, in questo caso, una variabile solo del tempo, ma anche delle diverse vicissitudini cui è sottoposta, in un certo momento preso in esame, una organizzazione d’impresa, durante la sua permanenza nel mercato.
Ad esempio: un’impresa operante al tempo t in un determinato settore SBU, caratterizzato da un definito livello di ciclo di vita CVt (corrispondente ad es. alla fase di “crescita”), nel momento in cui opera trasformazioni radicali nell’SBU potrebbe trovarsi in una posizione all’“indietro”, con un corrispondente CV della particolare SBU appartenente ad es. alla fase di “introduzione nel mercato”.
In generale, un determinato settore di SBU viene definito dai seguenti parametri:

  • CVo: ciclo di vita medio per la fase di “crescita” del business
  • So: caratteristica di dinamicità del Business (ad es.: sett. “telefonini” rispetto alla produzione dell’acciaio, ecc.): più alto è il suo valore, più è lungo il tempo di crescita del business e la vita utile dell’SBU.

Nella figura che segue è possibile osservare come la curva dell’SBU/CV possa rappresentare i diversi possibili tipi di business, da quelli più tradizionali o più lenti, a quelli più veloci e che si esauriscono nel giro di pochissimi anni. Considerando quindi, l’attività di un’impresa suddivisa in una o più SBU, è possibile sviluppare una “traccia” del posizionamento della stessa rispetto a dei prefissati obiettivi strategici. Identificando detto posizionamento con il livello di SBU (sulle ordinate della Fig.1 seguente), ovvero con il particolare valore di CV assunto da SBU in un determinato periodo di osservazione t, si tratta di identificare le relazioni funzionali tra gli Indicatori di Performance KPI e il CVt così considerato, per ottenere il possibile posizionamento del business nel periodo.

SPilot1Unità Strategica di Business SBU e relativo Ciclo di Vita CV

Strategic ROUTE Control “Smart Pilot” is able to detect every probably mismatching between a prefixed Strategic Route and the real actual position of a business. In fact, every business dynamic trend is characterized by two basic parameter: CVo = number of years to reach growing phase (neutral point) So  =  shape of trend – characteristic of the type of Business: more high value means slow business dynamic and long life-cycle (i.e. So=0,3 average value) CVt: = actual position of Business (at time t) CVmax= 2*(So/Log1,5)+CVo Maximum value of CV (Business Maturity) For example, if we start with a traditional Business unit and our Business Strategy has prefixed a CV* (related to business dynamic), that is, a prevision of reaching the business growing phase after a number (=t) of years, we can control in every moment (t) the Business Route, by calculating the eventual difference between CV* and CVt.

ΔCV = CV*– CVt :  ROUTE Mismatching => Out of Strategy

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D’altra parte, considerando che la curva SBU/CV è rappresentativa dei risultati economicofinanziari di un’impresa nelle diverse fasi di introduzione della SBU, crescita, maturità e declino, è possibile considerare tale curva rappresentativa (Fig.) della Prospettiva Economico-Finanziaria (ECO-FIN, v. Fig. preced.). Analogamente, potendosi esprimere il potenziale delle risorse umane in funzione del proprio “Skill”, ovvero della “Curva di Esperienza” media fornita all’impresa, è possibile, considerare, in prima approssimazione, un legame diretto con la rappresentazione della Prospettiva del Personale (PERSON) nelle diverse fasi di sviluppo della SBU/CV.
La curva rappresentativa della Prospettiva di Mercato viene infine derivata in coerenza con quella ECO-FIN, mentre quella relativa alla Prospettiva dei Processi Interni (PRO-INT) si ricava derivandola dalle precedenti tre, attraverso una serie di vincoli costruttivi, illustrati nel punto seguente.

SPilot3

Curve dei Pesi di Bilanciamento delle 4 Prospettive – “Strategy Map”

Modalità di Costruzione del Grafico di Fig.: le 4 curve devono rispettare le seguenti condizioni:

  1. Nel campo di “crescita” dell’SBU: %ECO-FIN + %MERCATO +%PRO-INT +%PERSONALE = 100%
  2. Esistenza di un “Punto Neutro”: %ECO-FIN = %MERCATO =%PRO-INT =%PERSONALE = 25%
  3. Appartenenza alla famiglia di curve caratteristiche relazionabili alle 4 Prospettive di Kaplan

E’ da notare come sia possibile determinare il CV al tempo t di una SBU e confrontarlo con un valore CV* preso come riferimento nella formulazione della strategia, se consideriamo le correlazioni con gli indicatori di performance KPI.
Ad esempio, considerando il solo ROS (Return of Sale) e tralasciando gli aspetti algoritmici di calcolo,
un’impresa operante in un business SBU caratterizzato da un CVo = 4 anni e un So = 0,6, con un ROS = 10% (ROSmax = 25%), si troverebbe ad avere (in definite condizioni) un CVt=3,9 anni, mentre per un ROS =15% un CVt=5,88 anni.
Definire una strategia significa anche definire per una determinata SBU a quale punto del ciclo di vita
CV* ci si vuole posizionare. Pertanto, il valore di ΔCV = CV*-CVt, definisce lo “scostamento di rotta” rispetto al CV* che si sta verificando al tempo t.

SPilot2SPilot44

In definitiva, stabilire una strategia significa non solo definire CV*, ma anche, nel quadro di curve sottostanti, i pesi % rispetto alle 4 Prospettive (intersezione della retta verticale passante per CV*).
Così si ottengono anche le informazioni relative agli scostamenti percentuali riferiti alle singole prospettive.

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Scorecard Balancing (BSC) In reference to Balance Scorecard approach with Kaplan’s 4 Perspectives [4][31] [32] [33], we can consider the following type of  normalized business curves (Fig. 2.13) or Business Drivers:

  • a) Resource Experience (Skill, Technology)
  • b) Economic Business Return (in Life-Cycle)
  • c) Internal Procedures (i.e. as  Quality System)
  • d) Market Development (i.e. as  Customer Satisfaction)

If  we consider the projection of CVt on the graphic about Kaplan’s 4 Perspectives, by crossing of lines we get the perceptual value (weight) of each of Business Drivers. Important Note N.1: it is possible to notice how the Kaplan’s 4 Prospective have a common crossing point, characterized with a weight of 25% (so 4 x 25% = 100%). But if we consider every other intersection among 4 Curves, we have always that the sum of the four contributes is equal to100%. All that above mentioned, it means that the weights of the Kaplan’s 4 Prospective are automatically and objectively detectable on the base of a logic economic Business Modelling (SMART PILOT) and not only on base of decision of manager in charge. This is an IMPORTANT UPGRADE in reference to traditional BSC approach [4][31][34]. Important Note N.2: it is important to notice how a Business Active Strategy is relate to Kaplan’s 4 Prospective:

  • a) in reference to CVo (crossing point), if we move on its right (more Business Return) we need to increase Market rate and Business Return rate;
  • b) if we move on its left (Business Re-Engineering), we need to re-invest on Resource Experience and accept a lower Business Return.

SPilot3

Crossing Weight of Kaplan’s Perspectives

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(SMART PILOT software tool – ingmappa.com)

The “SmartPilot” Methodology SmartPilot methodology is based on “Active Strategy Pilot Map” (ANOVA’s copyrighthttp://www.anovastudi.com).

Modello di Redditività del Business (Small Business)

The conceptual model of  “Business Knowledge” can be described in a simple way  (but not simplistic) by using the Gross Operating Margin (MOL) or the English acronym EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization). In fact, at the base of a business development, the basic goal is to reach positive values of MOL (but not only, naturally…).

MOL

Business Knowledge Model: Gross Operating Margin Cycle

In general, to make a business means to economically transform “raw materials” (tangible or not tangible resources) into a product or services which can be sold at a price more high than costs we have spent to develop it. To do that, we need of “finances” (or “Business Fuel”), to be time-independent, with reference to economical events.

So, if we consider, in a first approximation, the following MOL expression:

MOL2

Where:

  • MOL: Gross Operating Margin
  • R:    Revenues (Turnover)
  • CE: External Costs  (Suppliers, raw materials, advices, etc.)
  • CD: Production Direct Costs (Salaries, etc.)
  • CI:  Production Indirect Costs
  • CR: Research & Development, Innovation Costs
  • CG: General Costs
  • CC: Business Costs

We can note that in the expression of MOL, there is the most of company processes, as:

  • R-CE: difference between Revenues (invoices) and External Costs (raw materials, suppliers, advices, etc) or, in other words: Active/Passive Cycle (Cash-Flow). This difference refers also to Value Added developed in that business.
  • CD+CI: sum of Direct Costs and Indirect Costs, they are related to how much we have spent to produce the product/service and so, to the labor cost.
  • CR: this is related to the Research and Development costs that we need to put innovation and so, competitiveness in our product/service.
  • CG+CC: sum of general and Overhead Costs, we need to develop our business.

So, in the short term (Fig.), when we start our business, usually we can expect a first negative start trend about MOL.

After a critical time (tc), with increasing of sales revenue (R), we have to transform MOL in a positive economic trend: MOL positive, it may be a short term (yearly) goal. We have however to take under control the financial situation, because in the short term we could always having to face a Cash-Flow misalignment caused by the difference between economical and financial period (invoicing and payments).

In the long term, we have to take under control not only MOL, but   we have to make every effort to balance the economical and financial dynamics in terms of Costs/Revenues/Finances Control (Fig.).

MOL3

Short/Long term Goal strategy

In reference to the Business Knowledge Model, in a first  approximation, the basic parameters and indicators we need to do an Economic Evaluation of our Business are the following:

Revenue:           R = P*(1- α)         P: Price     α: Scope for Negotiation

Value Added:    VA = R – CE         R: Revenue (Turnover)  CE: External Costs                                                                                                             CR: R&D Costs

Gross Margin:  MI = VA – CD

Contribution Margin:    MC = MI – CI – CC – CR      (Gross Operating Income)

Gross Operating Margin:   MOL = MC *(1- iB)           iB: Bank Interest Income             

Gross Profit:   UL = MOL- QA – OF                                  QA: Share of Depreciation                                                                                 OF: Borrowing Costs             

Net Profit:   UN = UL – FS                                          FS: Tax Charges              

Propagazione del Grado di Certezza (vs Probabilità)

Indipendenza Strutturale della Conoscenza dal contesto di riferimento: il principio base più innovativo è senza dubbio quello che esprime l’indipendenza della conoscenza dalla struttura lessicale e dal particolare glossario dei termini utilizzato: la struttura della conoscenza non è legata al peculiare ambito applicativo, ovvero: i processi di ragionamento fautori di conoscenza non sonofigli unici di madre vedova”, ma seguono dinamiche trasversali e interdisciplinari che sono ripetitive secondo classi tipologiche che fanno parte di un sistema inerziale nel quale valgono universalmente i principi base della Natura e dell’uomo (v. Piramide dei Bisogni Primari di A.Maslow [20]), a prescindere dagli scenari tecnologici, politici e di mercato del momento. Un esempio per tutti di indipendenza strutturale della conoscenza: l’Ingegneria Biomedica è nata quando finalmente discipline diverse dal punto di vista lessicale e dei contenuti, come la medicina, la fisica, l’ingegneria, la biologia, ecc., si sono incontrate “interdisciplinarmente” nel suddetto sistema di riferimento inerziale, al fine di soddisfare un bene primario come quello della salute.  L’esistenza di una struttura comune della conoscenza consente un’interazione più facile con nuove aree di conoscenza e favorisce lo sviluppo dell’approccio di ragionamento interdisciplinare o “Interdisciplinary Thinking” [7], in quanto anche trovandosi in un contesto nuovo di conoscenza, è possibile riconoscere la struttura (comune) di ragionamento di riferimento e adattarsi velocemente allo specifico lessico e al glossario dei termini utilizzato e infine, essere in brevissimo tempo pro-attivi fornendo il proprio contributo cognitivo.

Indipendenza Strutturale della Conoscenza dal contesto di riferimento

Indipendenza Strutturale della Conoscenza dal contesto di riferimento: il principio base più innovativo è senza dubbio quello che esprime l’indipendenza della conoscenza dalla struttura lessicale e dal particolare glossario dei termini utilizzato: la struttura della conoscenza non è legata al peculiare ambito applicativo, ovvero: i processi di ragionamento fautori di conoscenza non sonofigli unici di madre vedova”, ma seguono dinamiche trasversali e interdisciplinari che sono ripetitive secondo classi tipologiche che fanno parte di un sistema inerziale nel quale valgono universalmente i principi base della Natura e dell’uomo (v. Piramide dei Bisogni Primari di A.Maslow [20]), a prescindere dagli scenari tecnologici, politici e di mercato del momento. Un esempio per tutti di indipendenza strutturale della conoscenza: l’Ingegneria Biomedica è nata quando finalmente discipline diverse dal punto di vista lessicale e dei contenuti, come la medicina, la fisica, l’ingegneria, la biologia, ecc., si sono incontrate “interdisciplinarmente” nel suddetto sistema di riferimento inerziale, al fine di soddisfare un bene primario come quello della salute.  L’esistenza di una struttura comune della conoscenza consente un’interazione più facile con nuove aree di conoscenza e favorisce lo sviluppo dell’approccio di ragionamento interdisciplinare o “Interdisciplinary Thinking” [7], in quanto anche trovandosi in un contesto nuovo di conoscenza, è possibile riconoscere la struttura (comune) di ragionamento di riferimento e adattarsi velocemente allo specifico lessico e al glossario dei termini utilizzato e infine, essere in brevissimo tempo pro-attivi fornendo il proprio contributo cognitivo.

Computazione Non-Deterministica

Computazione Non-Deterministica: i Modelli Matematici possono essere considerati come un particolare sottoinsieme dei Modelli di Conoscenza, ma mentre nei primi si rappresenta la realtà dei fenomeni secondo procedimenti  deterministici e subordinata in genere a delle ipotesi iniziali semplificative, nei modelli di conoscenza la realtà è rappresentata anche nella propria natura non-deterministica, attraverso un approccio sistemico e procedimenti che tengono conto della “naturale” incertezza nei dati e nelle informazioni, rispetto alla minimizzazione degli errori e alla ricerca di soluzioni di “buon senso” (common sense).  Poniamoci infatti, la seguente domanda: nel ragionare e prendere ad es. una decisione, il nostro cervello risolve un sistema di equazioni o risolve per caso un’espressione algebrica? Certo che no. Allora forse c’è un “gap” tra quello che ci hanno insegnato a scuola nell’ambito delle computazione di dati (v. Matematica) e il modo “naturale” di computare informazioni proprie del nostro cervello e poi trasferito alle macchine (v. Intelligenza Artificiale). La computazione non deterministica ci consente di fare operazioni con le informazioni quali-quantitative anziché con i dati, ovvero  con il contenuto informativo che i dati possono o meno esprimere. Un dato può essere considerato come un “insieme” che ha un contenuto informativo percentualmente differente a seconda del contesto e del target a cui è destinato. Ritornando all’esempio precedente sulle condizioni atmosferiche, un valore di temperatura dell’aria esterna di 15 °C rispetto alla scelta di vestirsi in maniera adeguata per uscire di casa fornisce una indicazione decisionale solo parziale (% certezza), se non è sovrapposta alle altre informazioni come ad es. la pressione atmosferica e l’umidità relativa. L’insieme risultante dall’intersezione dei tre insiemi di partenza ottenibile rispetto ad un target di “tempo di pioggia” o di “tempo soleggiato”, fornisce un valore % risultante di certezza più elevato rispetto a quello che ciascun dato di partenza può esprimere singolarmente: se consideriamo che la temperatura di 15°C rispetto al target “meteo-pioggia”, contribuisce per il 30%, mentre la pressione atmosferica per il 25% e l’umidità relativa per il 35%, si avrebbe che la decisione di vestirsi in un certo modo piuttosto che in un altro avrebbe un grado di certezza complessivo del 65,875% (somma insiemistica), che è superiore al 50% di soglia, anche se con ancora un 34,125% di % incertezza che potrebbe essere soddisfatto da un’altra “intersezione insiemistica” fornito da un ulteriore dato (ad es. dal valore della velocità del vento). Alle stesse conclusioni si potrebbe arrivare con dati differenti (v. es. millimetri di pioggia), sia in termini di contenuto informativo che  numerici.

Modellazione Reticolare della Conoscenza

Modellazione Reticolare della Conoscenza: dal punto di vista logico, ogni modello di conoscenza è rappresentabile da una “cella informativa base” dotata di “n” dati/info in ingresso (input) e “m” meta-informazioni in output: all’interno della cella è possibile avere differenti relazioni di inferenza input/output: dalla semplice inferenza XY (curva di conoscenza n=1, m=1), fino a intere matrici “n*m” inferenziali. Gli “m” output di una cella possono a loro volta diventare in parte o in toto, input per un’altra cella e così via fino a realizzare una rete di celle in grado di elaborare un numero teoricamente infinito di informazioni.

Un processo tipico di “modellazione” della conoscenza, soprattutto nella realizzazione di sistemi on-line di controllo, segue alcuni passi fondamentali come la formalizzazione e validazione dei dati acquisiti da sorgenti eterogenee esterne, la normalizzazione rispetto ai range di operatività, l’inferenziazione di cross-matching (inferentation-integration-data fusion),  la de-normalizzazione dei risultati target ottenuti (v. Fig.).

Reticolo

Dal punto di vista concettuale, questo processo di modellazione della conoscenza è raffigurabile anche come una rete neurale artificiale costituita da “nodi” (neuroni) come unità base di elaborazione delle informazioni (Basic-Info) e “collegamenti” (sinapsi) come adduttori di inferenza caratterizzata da un grado di certezza (“peso” dinamico non probabilistico).

Modello DIKW della “Catena della Conoscenza”

Catena della Conoscenza: si tratta del primo principio sul quale si basa la struttura dei modelli di conoscenza, ovvero quello relativo alla Knowledge Chain DIKW (Data/Info/Knowledge/Wisdom), nella quale si distinguono i dati dalle informazioni e queste ultime dalla conoscenza, fino ad arrivare al concetto di saggezza.

    • I dati sono definibili come entità statiche, “fotografie” di fatti e sono quindi espliciti, in genere sono espressi in forma alfanumerica, prodotti da fonti (database, sensori,…) che ne condizionano poi la loro “qualità”.
    • Le informazioni sono entità dinamiche ed evolutive, caratterizzate da un proprio ciclo di vita, nascono in forma esplicita o latente, sono correlate ad uno o più processi (mentali, personali, ambientali, produttivi, ecc.) ed esercitano su tali processi una propria influenza (o “peso”).

Ad esempio: misurando la temperatura, la pressione atmosferica e l’umidità relativa esterna (dati), si ottiene un’informazione che può essere correlata all’abbigliamento da indossare (processo), condizionata dal “peso” che la stessa informazione ha su una determinata persona piuttosto che su un’altra e dura lo spazio temporale (ciclo di vita) limitato alla rispettive necessità di uscire da casa.

DIKW

La Catena della Conoscenza DIKW

La catena della conoscenza  DIKW non è solo un legame funzionale, ma esprime anche una azione: “ La conoscenza è informazione in azione“. Con riferimento al DIKW e alle precedenti considerazioni, si potrebbe quindi definire la conoscenza come la facoltà umana risultante dall’interpretazione delle informazioni finalizzata all’azione (Knowledge in Action), ovvero il risultato di un processo di inferenza e di sintesi (ragionamento), a partire da dati verso la saggezza (come ulteriore livello di astrazione dalla conoscenza acquisita).