Skill Interdisciplinare

Agilità Mentale & Approccio Interdisciplinare  per gli operatori della R&S e dell’Innovazione nelle MPMI

 

Parafrasando la famosa frase di Mark TwainLa vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a 80 anni e gradualmente ci avvicinassimo ai 18” – si potrebbe dire che: avremmo molti più vantaggi profittevoli se potessimo operare da subito con l’esperienza lavorativa che ci ritroveremo poi, ad una certa età, quando però questa non servirebbe più a molto….

Esistono strumenti mentali (es. KWI  – Knowledge Working Interdisciplinare)  che rappresentano una sfida per poter controvertere l’utopia di Mark Twain, fornendo la possibilità di anticipare ad “oggi” la “Conoscenza e il Know-How” di “poi”, con gli indubbi e innumerevoli vantaggi e profitti che ne deriverebbero.

ANOVA studi  offre servizi di  Formazione di Skill Interdisciplinari (Business Interdisciplinary Skills) nell’ambito delle nuove figure professionali e manageriali  richieste dalle imprese della Nuova Rivoluzione Industriale (NPR).

 

Algoritmi di Comunicazione Proattiva e Apprendimento Interdisciplinare
COMUNICAZIONE INTERDISCIPLINARE
COMUNICAZIONE INTERDISCIPLINARE – Algoritmi di Comunicazione ProAttiva e Apprendimento Interdisciplinare

Breve trailer del libro di Giovanni Mappa, ingegnere, esperto internazionalmente riconosciuto di problemi legati alla gestione aziendale, all’innovazione, alla comunicazione. Si mette in luce l’interdisciplinarità che contraddistingue la nostra epoca, dalla quale non può prescindere chi fa del comunicare l’essenza del proprio lavoro: manager, giornalisti, politici, commentatori, ecc… Un libro da leggere, meditare, studiare. (Mnamon, 12/2018)

 

frontINTERDISCIPLINARY  THINKING by Knowledge Synthesis (ITKS) Il libro intende dare una risposta alle seguenti domande:

  • E’ possibile potenziare la propria professionalità per capire ed adeguarsi al crescente livello di competitività?
  • E’ possibile potenziare la propria capacità di elaborare e sintetizzare l’enorme volume di dati e informazioni, con le quali dobbiamo confrontarci ogni giorno?
  • E’ possibile sviluppare, in uno scenario di complessità lavorativa, il “buonsenso” nella presa di decisione e la capacità di creare nuovo “valore”?
  • E’ possibile fare tutto ciò in un tempo sostenibile (mesi e non anni)?

La soluzione proposta in questi libro di appunti è l’apprendimento del “ragionamento interdisciplinare”  (Interdisciplinary Thinking) e la metodologia proposta, nelle sue linee essenziali, si basa sul concetto dell’esistenza una struttura comune e ricorrente della conoscenza (Knowledge’s Common Frame) che, con le sue proprietà e dinamiche evolutive, rappresenta la “chiave di volta” del nuovo approccio.

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Approccio Interdisciplinare ed Agilità Mentale

Interdisciplinarità

Il concetto di  “interdisciplinarità” esprime naturalmente e semplicemente la “realtà” come “punto di incontro” di differenti punti di  osservazione (disciplinari). In particolare, le discipline tecnico-scientifiche (fisica, matematica, geometria, ecc.) sono state create artificiosamente (come “complesso specifico di conoscenze avente caratteristiche proprie sul piano dei concetti, dei meccanismi, dei metodi, dei linguaggi”) dall’uomo per facilitarne l’insegnamento e l’apprendimento.

La scienza è una creazione dell’intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realtà e di determinare i legami con il vasto mondo delle impressioni sensibili” (A. Einstein).

È evidente, però, che la “realtà” oggi, in piena  4° rivoluzione industriale,  è molto diversa dalla quella rappresentata nel passato. Sono pertanto notevolmente aumentati i punti di vista disciplinari che hanno studiato i molteplici aspetti della realtà in maniera sempre più analitica (sono nate nuove discipline e si sono scoperte interrelazioni, un tempo impensabili, tra discipline molto lontane tra di loro). Nella ricerca scientifica, però, accanto alla sempre più accentuata diffusione dei settori specialistici, è emersa contemporaneamente l’esigenza di comunicare e di integrare i diversi campi del sapere al fine di avere una visione unitaria e comprensiva dei problemi analizzati dai molteplici punti di vista specialistici. Il “sapere” contemporaneo si presenta fortemente specializzato e la specializzazione ha rappresentato e rappresenta tuttora la condizione indispensabile per far progredire in ogni campo la conoscenza umana.

Si è cominciata a sentire, cioè, l’esigenza di ricomporre la totalità delle conoscenze analitiche e di riconquistare nella interdisciplinarità quell’unitarietà del sapere che è l’unica forma capace di soddisfare l’esigenza di comprensione della realtà nella sua totalità. 

(da “Interdisciplinarità: convergenza dei saperi sull’uomo e per l’uomo”  di Anna Maria Barone)

La interdisciplinarità (interdisciplinary) descrive quindi, l’interazione tra due o più discipline differenti. Questa interazione può variare da semplice comunicazione di idee a integrazione reciproca di concetti organizzatori, metodologie, procedure, epistemologie, terminologie, dati che guidano verso un’organizzazione della ricerca e dell’educazione in un campo abbastanza esteso

Approccio Interdisciplinare

Il contributo di una o più discipline allo studio di un problema o di un oggetto si può posizionare in continuità con il grado di interazione o fusione di queste discipline, dalla “mono-disciplinarità” alla “trans-disciplinarità  (Bernard Terrisse, 1997)

L’approccio interdisciplinare richiede una capacità di sintesi unificate tra punti di vista differenti rispetto un medesimo argomento o problema.

A questo proposito, si tratta di acquisire uno specifico “skill” che consenta, ascoltando i diversi interlocutori “disciplinari”,  di coglierne i diversi aspetti unificanti, estrapolandoli dal particolare tipo di linguaggio (glossario) utilizzato da ciascuno: “Valorizzare ciò che unisce e minimizzare ciò che divide”.

Il primo problema è il “linguaggio comune” per comprendere e farsi comprendere”. Ad es.: “un matematico, un biologo e un fisico sono seduti in un bar di strada a guardare le persone che entrano e escono da una casa dall’altra parte della strada”. Per prima cosa vedono entrare due persone in casa. Il tempo passa. Dopo un po’ notano che escono tre persone. Il fisico dice: “La misurazione non era accurata”. Il biologo dice: “Si sono riprodotti“. Il matematico dice: “Se ora una singola persona entra nella casa, allora  questa sarà di nuovo vuota“.  Ogni disciplina ha il suo gergo, che può portare a fraintendimenti, anche quando le persone parlano effettivamente della stessa cosa. Inoltre, sempre più spesso ci si trova ad affrontare anche il divario generazionale rispetto a coetanei tradizionalmente formati.

Il secondo problema è l’“apprendimento interdisciplinare  come risultato di un processo mirato allo sviluppo di una Conoscenza Interdisciplinare, in grado di sostenere la comprensione delle diverse possibili situazioni comunicative complesse o multidisciplinari.  Non si tratta di diventare “tuttologi”, ma di utilizzare un percorso di apprendimento basato su utilizzo di modelli di sintesi concettuali trasversali e analogie ispirate ad es. alle Scienze naturali, ovvero alla Biomimetica (trasferimento di processi dal mondo naturale a quello artificiale mimando” i meccanismi che governano la natura: l’uomo può infatti trovare la soluzione ad innumerevoli problemi), in grado di fornire un supporto alla condivisione di concetti e valori.

“Agilità Mentale” come risultato dell’Approccio Interdisciplinare

L’agilità mentale semplifica la vita. Come si vede che c’è l’agilità mentale? Ci sono molte abilità che la rivelano:

    • saper assumere la visione dalla prospettiva di altre persone
    • sognare tante nuove possibilità
    • riuscire a trovare nuovi stratagemmi
    • saper rispondere prontamente e velocemente
    • riuscire a intravedere le opportunità
    • saper far fronte all’imprevisto
    • saper uscire dalla propria mappa mentale, magari evitando di fermarsi alla conclusione sbagliata o di restare intrappolati nelle logiche di causa-effetto

Un esercizio per allenare l'agilità mentale

Il cervello: se lo coltivi funziona. Se lo lasci andare e lo metti in pensione si indebolisce. La sua plasticità è formidabile. Per questo bisogna continuare a pensare”  (Rita Levi Montalcini)

Comunicazione Interdisciplinare: un “booster” per lo sviluppo dei processi di innovazione condivisa

Estratto dalla PRESENTAZIONE del eBook (G.Mappa, 2018):  COMUNICAZIONE INTERDISCIPLINARE – Algoritmi di Comunicazione ProAttiva e Apprendimento Interdisciplinare

Saper comunicare non significa essere necessariamente oratori, ma essere abili nell’arrivare agli interlocutori, nel superare le possibili barriere linguistiche o culturali, nel generare una partecipazione emotiva; ma ancora più importante, nell’ottenere il “risultato” pianificato: un contratto, un coinvolgimento, un riconoscimento, ecc.

Comunicare in maniera efficace è come rispettare le “partiture” di una composizione musicale: esiste la scelta delle note (parole) con la loro durata temporale, le pause, il ritmo, gli accordi, ecc.

Entrano in gioco diversi strumenti musicali (interlocutori), ciascuno con il proprio suono distintivo (altezza, timbro, intensità), ma che combinato a quello degli altri nel rispetto di opportune dinamiche e sintonie, fanno sì che la composizione musicale (risultato) risulti efficace e generi emozioni. Se è il pentagramma è il codice di riferimento (linguaggio comune) per tutti gli strumenti dell’orchestra, è il direttore d’orchestra (coordinatore interdisciplinare) a preparare (exAnte), a guidare verso il risultato e a verificare (exPost) il raggiungimento degli obiettivi e gli effetti emozionali prodotti.

Comunicazione Interdisciplinare: comunicare in maniera collaborativa e coordinata (come in una orchestra) per raggiungere il risultato.

In analogia, in una riunione di lavoro dove possono essere presenti diversi interlocutori con differenti culture o competenze (ad es.: un medico, un ingegnere, un biologo e un amministrativo), che discutono su un tema “trasversale”, sarebbe molto difficile dialogare e soprattutto, trarre una sintesi conclusiva condivisa sulle azioni da intraprendere, se non ci fosse a farlo, almeno un coordinatore interdisciplinare (direttore d’orchestra) in grado di comprendere il linguaggio e le motivazioni di tutti, per convergere ad un risultato “win-win”.

Nella figura che segue, vengono raffigurati due casi contrapposti di una riunione dove: nella prima (a sinistra) permane la “multidisciplinarità” e quindi, permangono conclusioni distinte; nell’altra (a destra), le conclusioni convergono in un’unica sintesi concettuale interdisciplinare.

Confronto tra comunicazione multidisciplinare (left) e interdisciplinare (right)

L’analogia appena illustrata rappresenta il “Fil-Rouge” della trattazione dell’eBook il cui titolo “Comunicazione Interdisciplinare, è esplicativo del tentativo di fornire, a chi si trova spesso ad operare in ambiti multidisciplinari o multiculturali, una metodologia di approccio logica e di buon senso.

Come nel caso del “direttore di orchestra”, che deve innanzi tuttopreparare” il concerto con i diversi componenti (azione exAnte proattiva), deve “condurre” (al risultato)  il concerto e deve “concluderlo” (ex-post) cercando di ottenere la risposta del pubblico, in questo eBook saranno trattate le “dinamiche” di cui si compone una comunicazione professionale efficace in contesti multidisciplinari e complessi (comunicazione interdisciplinare) e il “linguaggio comune” (interdisciplinare) che è possibile utilizzare “per comprendere e farsi comprendere”, basato su un originale e innovativo utilizzo di “modelli di conoscenza” e di “analogie concettuali”.

Il neologismo della “Comunicazione Interdisciplinare” viene definito, più compiutamente, nell’eBook come binomio di due fattori sinergici: la comunicazione proattiva e la conoscenza interdisciplinare.

L’eBook riporta alcuni modelli concettuali per sviluppare le proprie abilità alla “pro-azione” nei processi comunicativi, ad es. come la” focalizzazione” e la capacità di proporre, prima degli altri, una soluzione nuova e stimolante, che cambia le regole del gioco o che è qualcosa di utile, ecc.

Vengono altresì riportati alcuni modelli di conoscenza in grado di supportare la comprensione delle diverse possibili situazioni comunicative complesse o multidisciplinari, nonché favorire lo sviluppo della capacità analitica di comprensione dei bisogni degli interlocutori (focalizzazione), della individuazione di soluzioni condivise (persuasione) in grado di generare la partecipazione (coinvolgimento) nel raggiungimento “win-win” degli obiettivi prefissati.

I contenuti e gli aspetti innovativi proposti si basano sull’utilizzo di un linguaggio sintetico logico-matematico come “linguaggio comune e condiviso” (a valenza trasversale), in grado di mettere in relazione fra di loro le componenti di valore (“sostanza”) in un processo di comunicazione, distinguendo gli aspetti (“forma”) legati al lessico e al glossario dei termini specifici dei diversi interlocutori di uno scenario multiculturale.

Chiave di volta dell’approccio “unificante” sul quale si basa il presente lavoro, è il fatto che per facilitare i rapporti comunicativi con i diversi interlocutori, è possibile impostare la propria strategia di comunicazione lavorando sulla separazione dei due aspetti: la “forma” (lessico, glossario) specifica dell’interlocutore, rispetto alla sostanza” (modelli di conoscenza risolutori) che invece, riguarda gli algoritmi mentali da applicare per raggiungere lo scopo. Si mette in atto così, un approccio di comunicazione interdisciplinare, basata da un lato sull’utilizzo del “vocabolario” specifico richiesto caso per caso (cosa non particolarmente difficile oggi con l’uso di internet), dall’altro sull’attuazione di strategie basate sull’utilizzo di modelli di conoscenza.

Si introducono gli strumenti innovativi per una Comunicazione Interdisciplinare, che è innanzi tutto, una comunicazione professionale e quindi, etica, basata su un concetto di fiducia che nasce da una reputazione, a sua volta costituita da storie e comportamenti corretti, perché ispirati dall’etica professionale.

In ultima analisi, l’eBook propone una “cassetta degli attrezzi”, ovvero metodologie e strumenti per lo sviluppo individuale e di gruppo di una comunicazione professionale più funzionale ed efficace, in grado di rapportarsi con più discipline o “saperi”, per integrare i diversi “punti di vista” in una sintesi concettuale conclusiva, in grado di valorizzare ciò che “unisce” e di minimizzare ciò che “divide”.

Argomenti & Glossario dei Termini

Empowerment: con il termine empowerment viene indicato un processo di crescita, sia dell’individuo sia del gruppo, basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. Questo processo porta ad un rovesciamento della percezione dei propri limiti in vista del raggiungimento di risultati superiori alle proprie aspettative. L’Empowerment è un costrutto multilivello che in base alla tripartizione di Zimmerman (2000) si declina in: 1. psicologico-individuale; 2. organizzativo; 3. socio-politico e di comunità. Questi tre livelli sono analizzabili individualmente ma strettamente interconnessi fra di loro.

Modelli di Conoscenza:  Modelli di Conoscenza sono dei “pattern”, frutto di sintesi di regole, come risultato (output) di opportuni procedimenti di estrazione o elaborazione di altra conoscenza, che forniscono le chiavi di lettura della complessità trasformandola in un sistema di knowledge pattern più semplici e sintetici. In altri termini, i modelli di conoscenza fungono da “scorciatoia” o da catalizzatori  nei processi cognitivi per aumentarne l’efficienza. Modelli di Conoscenza come catalizzatori di efficienza cognitiva e strumento di sviluppo di sistemi decisionali: il caso BATTLE

«Ricerca industriale»: ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un notevole miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti. Comprende la creazione di componenti di sistemi complessi necessaria per la ricerca industriale, in particolare per la validazione di tecnologie generiche, ad esclusione dei prototipi di cui alla definizione di sviluppo sperimentale.

«Sviluppo sperimentale»: acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica, commerciale e altro, allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati. Può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi. Tali attività possono comprendere l’elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati a uso commerciale.
Rientra nello sviluppo sperimentale la realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici e/o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida. L’eventuale, ulteriore sfruttamento di progetti di dimostrazione o di progetti pilota a scopo commerciale comporta la deduzione dei redditi così generati dai costi ammissibili.
Sono inoltre ammissibili aiuti alla produzione e al collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non possano essere impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.
Lo sviluppo sperimentale non comprende tuttavia le modifiche di routine o le modifiche periodiche apportate a  prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.

Modello di Business “fai da te” per Piccole Imprese ed Esercizi Commerciali: un “Modello di Conoscenza” per non commettere errori (1°Parte)

small-biz1Se hai una buona idea di business e vuoi realizzarla, non importa se non sei già un imprenditore da generazioni; non importa se hai perso il lavoro e sei costretto ora ad inventarne uno; non importa se le persone a cui si sei rivolto ti hanno prospettato scenari economico-finanziari scoraggianti e un “Business Plan” da decine di pagine…ciò che è veramente importante che TU sappia veramente quello che fai, PRIMA di farlo!  

Ti serve uno strumento pratico e potente che ti aiuti a valutare in maniera oggettiva la tua idea, come possibile attività imprenditoriale che produca innanzi tutto profitto, nonché ti consenta di simulare le varie configurazioni possibili e per te sostenibili del business a cui stai puntando. Ti voglio regalare quì un pratico Modello Economico di Business (Small-Business PILOT1), che non è il solito “bla, bla, bla… ” che trovi in giro o su Internet, ma uno strumento logico-matematico essenziale, oggettivo e funzionale. Ma Andiamo ai FATTI.

Small-Business PILOT1 (prima parte) Innanzi tutto partiamo dalla tua idea di business: qual’è il problema che aiuti a risolvere al potenziale cliente? Quali sono i fattori distintivi per cui un potenziale cliente dovrebbe scegliere te? Quanto sarebbe disposto a pagare per il tuo prodotto/servizio? Quanto tempo (n. anni) si può stimare che duri il tuo business? Supponiamo per esempio, che ci riferiamo ad un prodotto/servizio che vale unitariamente “x” Euro, indichiamo ad es. : Valore offerto per ogni “pezzo”  Vo = 500 Euro/p.  Bene, per poterlo vendere devi trovare il Mercato (MK) di clienti, segmentando la quota parte che meglio risponde alla tua offerta Vo. Definiamo praticamente quanto vale (n° ordini) MK e chiamiamo:

  • Nca: numero di clienti acquisibili per anno (es.: = 80 clienti/anno in media)
  • Noc: numero di ordini acqusibili per ciascun cliente (es.: = 1,5 ordini/cliente in media)
  • Nab: numero di anni di vita stimabile del business  (es.: 10 anni)

Allore risulta che il tuo mercato, come somma dei possibili ordini per l’intero arco di vita del business vale: MK = Nca x Noc x Nab = 1200 ordini. Moltiplicando MK x Vo = (500 x 1200) = 600.000 Euro tot. (Valore complessivo dei Ricavi R: Fatture Attive), ovvero  R = (MK x Vo)/Nab  (60.000 Euro/anno).

In altri termini, stiamo parlando di un (piccolo) business  ad es. da 600 mila euro di Ricavi in 10 anni. Supponendo che la “cosa” risulti per te interessante, facciamo un passo successivo chiedendoci:

  • Come faccio e quanto mi costa il Prodotto/Servizio Vo offerto?
  • Quanto mi costa sviluppare il mercato MK = Nca x Noc x Nab  ?

Qui entrano in gioco naturalmente:

  • CE: Costi Esterni per anno (Partners Chiave, Magazzino, Canali di Vendita) = Fatture Passive
  • CC: Costi Commerciali per anno (Relazioni con i Clienti, Canali)
  • CL: Costi del Lavoro per anno (Risorse Chiave)
  • CG: Costi Generali di Struttura per anno (affitto, servizi di rete, attrezzature, ecc.)

Considerando che il Valore Aggiunto VA (Euro/anno) realmente generato dal tuo business vale VA = R-CE (ciò significa che un business sostenibile dovrebbe avere CE molto minore di CE), si ha che possiamo scrivere il Modello di Business MB (a lordo di tutti gli oneri fiscali e finanziari) come:

MB (Euro/anno) = VA – (CL – CC – CG)     (Small-Business PILOT1)

In conclusione, per verificare e controllare la validità e sostenibilità della tua idea imprenditoriale devi compiere i seguenti passi:

# VALORE AGGIUNTO OFFERTO:

  1. Valore Vo che si intende offrire;
  2. Valore MK del mercato di riferimento (Segmenti di Clientela);
  3. Flusso dei Ricavi R = MK x Vo;
  4. Costi Esterni CE (Fatture passive da Fornitori, Partners, ecc.);
  5. Valore Aggiunto VA = R-CE

# STRUTTURA DEI COSTI delle Attività Chiave:

  1. Costo del Lavoro CL (Risorse Chiave);
  2. Costi Generali CG di Struttura (affitto, servizi di rete, attrezzature, ecc.);
  3. Costi Commerciali CC (Relazioni con i Clienti, Canali)

# COSTI GENERALI CG (affitto, servizi di rete, attrezzature, ecc.)

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A questo punto, non ti resta che provare a ipotizzare quelli che sono i “numeri” del tuo business e verificare se sono sostenibili, prima che tu scenda in campo…

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P.S.: Se ti interessa approfondire l’argomento Small-Business PILOT1 e/o vuoi ricevere anche un foglio di calcolo (MS-Excel) con gli algoritmi del modello già implementati e funzionanti, allora compila il FORM seguente indicando la tua richiesta e la tua email di invio, grazie. Giovanni Mappa.

Perché e Come Verificare il “Lavoro Competitivo”: alcuni semplici Modelli di Conoscenza a riguardo…

rba1_03_XSChe cosa significa “lavoro competitivo” nello scenario attuale? Crisi a parte, dobbiamo constatare che negli ultimi 20 anni il “ciclo di vita” del lavoro, ovvero l’arco di tempo massimo possibile lavorativo di una persona (fino alla pensione), è andato via via ad allungarsi, anche se in maniera intermittente: dai circa max 30 anni lavorativi che si avevano fino agli anni’90, ai quasi 50 anni attuali.

Caratteristica  conseguente di questa dilatazione della finestra temporale lavorativa (per i più”fortunati”), è quindi la necessità (costrizione/opportunità) di cambiamento di attività lavorativa o di variazione di carriera, più volte nel corso della vita lavorativa, ma anche quella di dover lavorare molto di più anni (v.Fig. seg.)

LavComp10

 Work Life Cycle Scenario

Questa considerazione preliminare, ne nasconde delle altre, molto importanti soprattutto per i giovani (ma non solo) che si preparano al mondo del lavoro (v. professionalità emergenti): qualunque cosa si intenda o si voglia fare come mestiere o professione, si dovrà tener conto che sarà comunque molto difficile trovarlo ed eventualmente, farlo per tutta la vita lavorativa!  Pertanto sarà meglio pianificare e dotarsi degli strumenti decisionali più opportuni per affrontare questa sfida.

Semplici Modelli di Conoscenza (Logico-Matematici) ci aiutano anche in questo caso, a focalizzare l’attenzione sui meccanismi funzionali “oggettivi” che ci consentono di massimizzare i fattori distintivi (Skill) per l’ottenimento di un posto lavoro (dipendente o autonomo) e/o il per suo mantenimento nel tempo, in un mercato sempre più caratterizzato dalla competitività più accesa.

Possibili Modelli di Valutazione del “Lavoro Competitivo” (L.C.) rispetto al proprio mercato di riferimento, nascono dal definire un criterio oggettivo di misurabilità delle prestazioni lavorative.

Dal momento che LC è la forza e il motore delle nuove imprese basate sul capitale intellettuale (Knowledge Intensive), risulta utile, in analogia alle leggi della Fisica, estrapolare e trasporre il concetto di Forza, Potenza ed Energia: ciò ci consentirà di sviluppare un Modello oggettivo di valutazione del valore di quest’ultimo e di stigmatizzare delle Leggi Lavorative Fondamentali, qui di seguito riportate.

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1° Legge (Valore) : L.C. è tale se produce Valore Aggiunto, vera forza trainante dell’impresa

Il concetto di Forza del Lavoro viene trasposto a quello di Valore Aggiunto (forza dell’impresa) che si può esprimere come:

VA = VEp · ∑Fi /∑ci

dove VEp esprime il Valore Economico Prodotto ed è correlato al prezzo pattuito nel contratto fornitore/cliente, ovvero nal ricavo del fornitore:    VEp = Ricavo – Costi esterni

Inoltre, ∑Fi rappresenta la sommatoria delle “funzionalità” da realizzare nel prodotto/servizio fornito e  ∑ci rappresenta la corrispondente sommatoria dei costi unitari di produzione ciascuna funzionalità sviluppata. Pertanto,  ∑Fi /∑ci non è altro che il contenuto della Specifica Funzionale di Contratto (v. Capitolato Tecnico). Dato che sia VEp che ∑ci sono espressi in unità di moneta (€), risulta che VA ha le dimensioni delle funzionalità ∑Fi  fornite.

Esempi:

a) Perdita di VA: nel caso vengano realizzate più funzionalità Fi rispetto a quelle  richieste dal cliente, venendosi comunque a generare dei costi Ci, a parità di VEp da contratto, il valore aggiunto VA prodotto dal Knowledge Worker sarà percepito dalla sua azienda come inferiore a quello previsto, in quanto la stessa azienda ha dovuto sostenere il relativo costo unitario aggiuntivo rispetto alle funzionalità non richieste. Discorso equivalente è quello  vale nel caso che invece di una funzionalità non richiesta, si tratti di un errore di  progettazione di funzionalità (ovvero di interpretazione) che, come tale deve essere corretta o ri-sviluppata del tutto.

b) Svalorizzazione di VA: nel caso  di VEp molto basso (o addirittura nullo), VA diminuisce proporzionalmente e indipendentemente dal fatto che ∑ci possa essere molto alto, ovvero che i costi di produzione sostenuti dall’azienda fornitrice siano stati elevati.

Si può concludere come il valore aggiunto VA prodotto dal L.C. dipenda essenzialmente da 2 fattori:

  • dalle competenze  (Know-How, R&S, Innovazione) necessarie allo sviluppo delle ∑Fi;
  • dalla valorizzazione commerciale VEp operata in fase di offerta e del successivo contratto.

Vedi anche: Modello del “Valore dei Prodotti/Servizi”

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2° Legge (Comunicazione): L.C. è tale se si lavora in maniera produttiva, ovvero se è in grado non solo di “fare”, ma anche di rendere “utilizzabile” il proprio lavoro svolto.

Il concetto di Lavoro (= Forza x spostamento) viene trasposto a quello di Lavoro Produttivo:

Lp = VA · COMe

dove COMe esprime il concetto di “Comunicazione efficace” bidirezionale verso il cliente, ovvero la capacità di “capire e farsi capire” sul prodotto/servizio da fornire (in fase di offerta), nonché di proporre una soluzione efficace la cui conferma derivi dall’effettivo utilizzo da parte del cliente. COMe è il risultato ottenuto dal sapiente mix di utilizzo degli strumenti della comunicazione verbale, scritta e visiva, più opportuni al caso (situazione, cliente), che consentano il pieno trasferimento (tecnologico) del VA al cliente (che lo utilizza di fatto).

Fanno parte di una COMe:

  • la capacità di comprendere il “linguaggio” del cliente e il suo scenario di riferimento;
  • la capacità di dialogare efficacemente con il cliente attraverso la comunicazione aziendale: specifiche tecniche, relazioni, verbali riunioni, email, fax, ecc.
  • la capacità di relazionarsi in maniera “credibile” e “professionale” per riuscire ad avere “il controllo della situazione” con il cliente costantemente, per tutto il tempo necessario allo sviluppo delle funzionalità di prodotto/servizio e, possibilmente, anche oltre.

Esempi:

a) Perdita di Lp: nel caso venga realizzato un VA, ovvero vengano sviluppate le funzionalità richieste con un VEp adeguato, ma si fallisca sul trasferimento al cliente a causa di una COMe inappropriata, si viene a vanificare, in parte o in toto, il lavoro fatto. In altri termini, il valore del lavoro produttivo Lp effettuato equivale a quello corrispondente ad un VA proporzionalmente più basso, che penalizza le competenze L.C., con conseguente perdita di valore di Lp.

b) Inconsistenza di Lp: nel caso in cui sia il valore di VA ad essere basso, mentre il trasferimento COMe si è effettuato con successo, significa che a fronte di una comunicazione bidirezionale efficace è venuto a mancare la concretezza della soluzione sviluppata (v. “venditore di fumo…”). Ciò può accadere quando una valida competenza commerciale non è supportata da un’altrettanto valida competenza tecnico-produttiva.

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3° Legge (Tempestività): la capacità L.C. di “far presto e bene” lo rende più competitivo (potente)

Il concetto di Potenza ( = Lavoro nell’unità di tempo) viene trasposto a quello di Potenza Lavorativa:  

Pl = Lp / t

La potenza lavorativa LC si può esprimere come la capacità di sviluppare un lavoro produttivo nell’unità di tempo t, ovvero in un tempo che deve essere il minimo possibile compatibilmente con i requisiti di VA e COMe di Lp.  Data la necessità di realizzare un lavoro Lp, il K.W. che lo realizza in un tempo più lungo, esprime una potenza lavorativa più bassa, sia che ciò sia avvenuto per mancanza di competenze appropriate, sia per spreco di tempo per qualsivoglia causa.

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4° Legge (Saturazione): ogni L.C. possiede un proprio “Potenziale” che si deve trasformare in energia produttiva, ma come in Formula1, innovazione metodologica/tecnologica e carburante fanno la differenza. 

 Il concetto di Energia viene trasposto a quello di Potenzialità Produttiva espressa tenendo conto di un “fattore di saturazione” della potenzialità lavorativa, il cui valore diminuisce in genere con gli anni di attività lavorativa, nonché di un “fattore di Skill” il cui valore viene ottenuta come media di una pagella (scorecard) attribuita al L.C. rispetto ad una o più di competenze di riferimento e/o ad attitudini comportamentali:

Ep = (1-anni/(k+anni)) ·SKILLm

Dove:

  • anni = anni di attività lavorativa professionale
  • Skillm =    valore medio normalizzato [0÷1] del punteggio assegnato al K.W. nel periodo considerato (ad es. dal Resp. del Personale) rispetto a valutazioni di parametri del tipo: autonomia decisionale, spirito di gruppo, riflessività/concentrazione, attività/produttività, competenza/apprendimento, responsabilità/direzionalità, ecc.
  • K = coefficiente legato al ciclo di vita lavorativo utile

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5° Legge (Qualità): il K.W. esiste se esiste almeno un cliente che lo percepisca e lo apprezzi

Si richiama il Concetto della Qualità ISO9000 e del Sistema di Gestione della Qualità.

Qualità: è l’insieme delle caratteristiche e delle proprietà che conferisce ad un prodotto/servizio la capacità di soddisfare le esigenze espresse o implicite del cliente

Sistema di Gestione Qualità: ha la funzione di garantirsi e garantire al cliente, in maniera preventiva che la qualità dei propri prodotti/servizi:

  • corrisponde ai bisogni del cliente;
  • è ripetibile;
  • è costante;
  • è continuamente migliorata.

Pertanto, tra le leggi lavorative L.C. è possibile definire il seguente parametro di efficienza legato al rispetto dei requisiti della Qualità e al suo Sistema di Gestione e denominato Rendimento in Qualità η:

ηq = (VA · COMe)/ (VA · COMe)max ≥ K cliente

Dove:

  • (VA· COMe)max = valore di riferimento assunto dal migliore “competitor” presente sul mercato nel periodo
  • Kcliente =  valore del livello di qualità attribuibile, in base ad una scala di rif. normalizzato [0÷1], a ciascuna tipologia di cliente classificabile in base alla sua “sensibilità”, piuttosto che al suo livello tecnologico-organizzativo, ecc.

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5° Legge (Coinvolgimento): L.C. massimo si ottiene quando per dare il meglio di se, si è in grado di vivere “normalmente” livelli elevati di coinvolgimento emotivo e di stress  

SkillStress

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In conclusione,  il livello di Lavoro Competitivo è possibile misurarlo attraverso le sopraindicate leggi (Modelli di Conoscenza Logico-Matematica) e, in sintesi, rispetto a:

  1. proprio Potenziale:                                   Ep = (1-anni/(k+anni)) ·SKILLm
  2. ciò che si sa fare:                                       Lp = VA · COMe  ;     Pl = Lp/t
  3. come lo si sa fare:                                      ηq = (VA · COMe)/(VA · COMe)max ≥ K cliente

Per svolgere un lavoro competitivo non è sufficiente essere in grado di produrre Valore (1° Legge) senza capacità di Comunicazione v. 2°Legge): sarebbe molto rischioso; si rischierebbe di fare la fine del genio incompreso! La storia del lavoro è piena di lavoratori altamente qualificati che “stazionano” ad un basso profilo di carriera. Per soddisfare la legge di mercato della domanda/offerta, è necessario produrre valore, ma anche essere in grado di comunicarlo correttamente (al nostro cliente interno o esterno) e tempestivamente (prima che lo facciano altri…). Inoltre, essere un lavoratore competitivo significa fare in fretta e meglio: è necessario controllare il nostro “potenziale” (v. 3°, 4°, 5° e 6° Legge), in relazione alla nostra età/esperienza lavorativa e, più di tutto, la soddisfazione del cliente che è poi, l’obiettivo finale L.C.

Il concetto di Valore ha una moltitudine di significati soggettivi e oggettivi: dipende dall’ambito di riferimento e dall’area di applicazione. In questo contesto, si fa riferimento al ” core” del Valore come la capacità incrementale di soddisfare una domanda / bisogno. Un altro punto di vista in merito al concetto di Valore è rappresentato dalla diversa visione tra consumatore e produttore: lo stesso Valore di prodotto/servizio  viene valutato come profitto, piuttosto che convenienza di mercato (o benefit).

LavComp2

The model of the costs, the price and the value

http://www.ecocostsvalue.com/httpdocs/content/html/3-concept.html

In questo caso:     Valore = Qualità del Prodotto + Qualità del Servizio + Qualità Percepita

Articolo Tratto da:  Interdisciplinary Thinking by Knowledge Synthesis (Giovanni Mappa, 2011)

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Per commenti, chiarimenti e/o informazioni sono a Vs disposizione:

Modello della Creatività e dell’Innovazione

Creativity and Innovation Knowledge Model

The first step, before introducing the “Knowledge Model of Innovation” concept is to distinguish the meaning of terms Creativity, Innovation and Invention.

  • The creativity concept, is known as ability of creating something new, either a new idea, concept or method.
  • Innovation refers to creation of value and development of better or more effective products, processes, technologies, team or organization, etc., by using creativity to enhance their performance.

We have to pay attention, to the term Invention, that differs from innovation and generally it signifies a substantial positive change compared to incremental changes in reference to state of the art. In other words, creativity is necessary as prerequisite to develop innovation, but innovation requires more than one skill: having a good idea it easy with creativity or fortune, it more and more difficult to put it into practice (making innovation)!

Creativ1

The “Stress-Performance” Curve development

To understand how developing a Knowledge Model of Innovation, we may to consider the “Stress/Performance Curve”, that relates the rate of mental concentration (positive stress) with our rate of performance (i.e. in making a job). If an activity is easy and it not requires much attention, our performance are at minimum. In a normal work, we are committed, trying to do best we can: normal stress/normal performance up to our maximum.

Creativ2

Fig.2.17 –  The “Stress-Performance”Curve: the Creativity Area

Happens to everyone, at least once in his life, some event that makes us able to have very high level of performance, much more of our normal references, without feeling the stress. In that case, we amazed and we ask ourselves why? The answer is simple: we have had an high emotional involvement, an high passion level in making that job, so we did it without realizing it.

One may think that it necessary to be a genius to work with high level of performance without stress… This seems to be completely  wrong. In fact, a genius is in some way  like a fool, unreliable and out of a normal work scenario. We must think that it exist a category of persons that is able to have high performance without stress: they are children when they are playing!

So, when we are working with the enthusiasm and passion of child, we are able to have naturally high performance. Naturally, in the “Creativity Area” of Stress-Performance Curve (Fig. 2.16, Fig.2.17), for children “Creativity” means “Fantasy”; for adult it means “Fantasy + Concreteness”.

“Choose a job you love and you will never have to work a day in your life.” (Confucius)

In the Fig. 2.18 we can see about the evolution of the innovation concept , from the linear model having R&D as the starting point, to the systemic model in which innovation arises from complex interactions (scenario) between individuals, organizations and their operating environments, it demonstrates that innovation policies and practices, must extend their focus beyond the link with research.

Business innovation involves a wide spectrum of original concepts, including development of new business models, organizational innovation, business application of technology and communications, new management techniques, environmental efficiency, new forms of stakeholder participation, transport and finance.

To put into practice Creativity developing Innovation, we need to refer to right scenario of skills, organization, management. Different scenarios give different outcomes in terms of Innovation.

For example, (Fig. 2.18) if we consider as innovation basic components “Creative Chaos” (work approach) and “Guide of Structure” (management), we have the following scenarios:

  • a) DREAM: Strong creative chaos x Weak guiding structure
  • b) CONVEYOR: Weak creative chaos x Strong Guiding structure
  • c)  JAZZ: Strong creative chaos x Strong guiding structure

Creativ3

Fig.2.18 –  Innovation scenario

The new knowledge-based economy, combined with an increase in highly capable global competition, demands a renewed emphasis on innovation.

This new economy is led by those who innovate – create, find and/or combine knowledge into new products, services, and distribution methods – faster than their competitors.

Innovation is above all spurred by entrepreneurial action, aimed at creating value through the application of knowledge.

Innovation is the specific instrument of entrepreneurship. The act that endows resources with a new capacity to create wealth.” (Peter F. Drucker)

Without order nothing can exist – without chaos nothing can evolve.“ – (Vadim Kotelnikov) [30]

Anyone who has never made a mistake has never tried anything new.” (A. Einstein)

Until recently, innovation has been seen principally as the means to turn research results into commercially successful products, but not all research leads to innovation and not all innovation is research-based.